Dott. Antonio Tori | Patologia Proctologica
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Patologia Proctologica

 

 

La patologia benigna che interessa la regione ano-rettale è numerosa e soprattutto causa di notevoli sofferenze per le persone che ne sono colpite.

La Malattia Emorroidaria

Innanzitutto va precisati che tutti possediamo le emorroidi che non sono una patologia ma una struttura anatomica di cui gli individui sono forniti alla nascita.
Sono una “guarnizione”
che ci garantisce una continenza fine senza la quale “perderemmo” spontaneamente liquidi e gas.

Non sono vene!!!

Sono un complesso formato da mucosa, piccole arterie,piccole vene, che ha la capacità di aumentare di volume ed andare ad occludere l‘interno del canale anale per evitare il passaggio “indesiderato” di contenuto intestinale.
Per un motivo che “la Medicina” non conosce, queste strutture si modificano ingrossandosi e al passaggio del materiale fecale iniziano a spingersi verso l‘esterno (prolassare) dando luogo ad un complesso di sintomi che ne distingue la gravità.
Colpisce il 25% dei soggetti sotto i 50 anni per arrivare fino all‘80% oltre tale età. La familiarità è presente in circa il 70% dei casi.
Sconosciute le cause ma noti i fattori di rischio o di aggravamento:
  • Stipsi cronica
  • Gravidanze
  • Alimentazione
  • Ortostatismo
  • Traumi locali ripetuti (Bicicletta-Moto-Equitazione)
  • Sforzi del torchio addominale

 

La Diagnosi

Si fonda su un attenta raccolta della storia clinica del paziente e su un esame che comprende l‘esplorazione rettale, l‘anoscopia e, più modernamente, una videoanoscopia che documenta, graficamente, la situazione.

Vengono distinte in:

  • Emorroidi interne (le VERE emorroidi) (disegnate in rosso)
  • Emorroidi Esterne (VERE vene che confluiscono in un altro sistema e che nulla hanno a che vedere con le precedenti) (disegnate in blu)
Nel momento in cui si ammalano si possono verificare quattro realtà clinico-anatomiche

I° Grado: spesso poco sintomatiche, si manifestano col sanguinamento, sintomo che ha dato il nome a tutta la malattia emorroidaria:aimo (sangue) reo (scorre), non escono dal canale anale.

II° Grado: è la situazione “classica” che spinge al paziente a rivolgersi allo specialista. Il “gavocciolo Emorroidario” tende ad uscire o esce dall‘ano, ma si retrae spontaneamente. Oltre al sanguinamento il paziente comincia ad avere senso di calore, bruciore, fastidio,prurito ed incomincia a preoccuparsi.
III° Grado: i gavoccioli fuoriescono ad ogni evacuazione e non rientrano se non spinti manualmente. La situazione sintomatologica peggiora, spesso compare dolore e il paziente è fortemente condizionato da questo momento fisiologico e decide di trattare “radicalmente” la malattia.
IV° Grado: ormai di rara osservazione, se non in grandi anziani o pazienti che per motivi personali non hanno mai voluto prendere in considerazione un trattamento ablativo. I gavoccioli sono perennemente all‘esterno con sanguinamento anche al di fuori del momento della defecazione, infiammazione cronica della mucosa, episodi di infezione, persistenza di sedere “umido” per la continua secrezione siero-mucosa.

Come e quando bisogna intervenire?

Premessa:

Non esiste intervento radicale che garantisca la NON recidiva della malattia.
A 15 anni la possibilità di avere una ripresa della sintomatologia arriva fino al 50% dei casi, anche utilizzando il metodo chirurgico ritentuto il più “radicale”.
Innanzitutto, quindi, bisogna mettere in atto quegli accorgimenti che possono “prevenire” e migliorare la sintomatologia.
Va corretta la stipsi, va corretta l‘alimentazione evitando quei cibi che, per ciascun paziente, risultano irritanti.
Bisogna effettuare sempre una scrupolosa pulizia locale, non utilizzando sostanze chimiche, ma solo acqua e saponi neutri.
Di fronte ai primi disturbi non iniziare ad usare automedicazioni, e se il disturbo non scompare nel giro di pochi giorni sentire uno specialista.
La malattia Emorroidaria di I° grado va curata solo farmacologicamente e con la correzione dei fattori irritativi.
Nel II° grado si cerca di utilizzare il medesimo principio, ma in un 50% dei casi diventa necessario intervenire con metodi “soft” cioè sufficienti ad eliminare la patologia senza procurare un decorso post”operatorio” gravato da dolore.
In questo caso si usa la Crioterapia che rispetto alla sclero terapia e alla legatura elastica fornisce risultati più duraturi e presenta un decorso postrattamento “quasi” completamente indolore.
Il III e il IV° grado sono a pannaggio della “chirurgia” che permette di asportare completamente la massa prolassante.
Personalmente utilizzo la LaserChirurgia che rende l‘intervento completamente ambulatoriale, eseguito in anestesia locoregionale e con un decorso postoperatorio discretamente controllato dai comuni farmaci antidolorifici.
I tempi di recupero vanno dai 6 agli 10 giorni e la garanzia nel tempo è assolutamente assimilabile a quella della chirurgia tradizionale.
Dobbiamo anche ricordare l‘intervento di Longo (mucoprolassectomia) da riservare al prolasso muco-emorroidario e una serie di interventi “sintomatici”, proposti in questi ultimi anni, mirati a ridurre “momentaneamente” la sintomatologia clinica.

Complicanze della malattia Emorroidaria.

Vere complicanze sono la Trombosi Emorroidaria Interna e/o Esterna che consiste nell‘improssiva trombizzazione dei gavoccioli emorroidali prolassati che diventano duri, dolentissimi e che vanno trattati immediatamente con un incisione e drenaggio.

La Ragade Anale.

Patologia tanto frequente, quanto misconosciuta dal medico non specialista ed estremamente dolorosa.
Consiste in una “piccola” ferita generalmente localizzata ad ore 18 (posizione ginecologica) determinata dal passaggio di feci voluminose che creano una lacerazione posta sul bordo anale.
La sintomatologia è “patognomonica”. Il paziente va a scaricarsi e, al passaggio delle feci avverte un dolore acuto e la perdita di scarse gocce di sangue. Il dolore sembra attenuarsi e quasi passare, ma dopo pochi minuti inizia una nuova sintomatologia dolorosa , quasi pulsante, che può protrarsi anche per tutta la giornata.
Trattamento elettivo è la sfinterotomia che può essere praticata meccanicamente mediante la Divisulsione sec. Lord oppure mediante Divulsore meccanico
o attraverso la sezione del muscolo sfinterico esterno mediante Laser CO2 o chirurgia tradizionale.
La sintomatologia dolorosa “scompare” dando un immediato sollievo al paziente che spesso si attarda a risolvere il problema perchè scambiato per semplice crisi emorroidaria e trattato, per mesi, con comuni e “inutili” pomate.

La Fistola Anale.

Grave e dolorosa complicanza nasce normalmente come conseguenza della formazione di un ascesso che spesso è la conseguenza finale di una ragade non trattata.
È un canale che va dall’interno all’esterno.
È una patologia “complessa” da trattare con attenzione, valutandola con un ecografia endorettale, che ci delinea in modo più precisoil suo ‘percorso’ permettendoci di intervenire con una ‘fistolectomia’.

I Conditomi anali.

Altra patologia frequente e benigna.
I conditomi sono vegetazioni epiteliali di origine virale, causate dal papilloma virus.
Si localizzano a livello della cute anale causano prurito, raro sanguinamento senso di corpo estraneo.